Giornata Mondiale UNESCO per la diversità culturale
Il 21 maggio 2009 si celebra la Giornata Mondiale UNESCO della Diversità Culturale per il Dialogo e lo Sviluppo.
In occasione delle celebrazioni del 2008, il Direttore Generale dell’UNESCO Matsuura spiegava così il significato della Giornata: “La diversità culturale non si decreta: si osserva e si pratica.
Oggi dobbiamo dare maggior riconoscimento al contributo della cultura alla comparsa di uno sviluppo realmente sostenibile, rispettoso delle persone e dell’ambiente, e posto a servizio del dialogo e della pace.
In questo modo saremo in grado di recuperare il senso del nostro impegno collettivo nel promuovere la solidarietà intellettuale e morale del genere umano”.
Alla luce di tali considerazioni, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, insieme alla Commissione Nazionale Italiana UNESCO, celebra la Giornata della diversità culturale con un convegno che riunisce i più alti rappresentanti delle istituzioni nazionali e internazionali ed esponenti della società civile.
Sarà approfondito il ruolo dell’Italia nello sviluppo e nell’attuazione della Convenzione per la protezione e la promozione della Diversità delle Espressioni Culturali, approvata dall’UNESCO nel 2005 e ratificata dall’Italia nel 2007.
Tale Convenzione rappresenta un approccio innovativo e lungimirante, che per la prima volta riconosce ai prodotti delle industrie culturali uno status specifico che li caratterizza nella duplice valenza di espressioni della cultura e opportunità di sviluppo economico, locale e sostenibile.
Le implicazioni portate dall’attuazione concreta della Convenzione pongono interrogativi urgenti, rispetto ai quali il Governo italiano dovrà e potrà accreditarsi come interlocutore qualificato nelle sedi del dibattito internazionale, in stretta collaborazione con le amministrazioni locali e la società civile, con una nuova attenzione alle dinamiche del mondo produttivo.
Tutti guardano all’Italia come all’emblema del Patrimonio Culturale dell’Umanità e il nostro Paese, lungi dall’accontentarsi del primato della propria storia culturale, ha il dovere di tornare ad essere un punto di riferimento per le sfide del futuro.








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